Chapter 1:
UNBФUND - Volume 1 (italian light novel)
Quel pianeta, teatro di mille battaglie, non aveva un nome.
O meglio, ne aveva avuti troppi. Nessuno che potesse ereditare a lungo le memorie di una società evoluta.
Ogni civiltà che vi era sorta aveva provato a battezzarlo, e ogni civiltà era scomparsa lasciando dietro di sé un’etichetta inutile. Alla fine era rimasto solo il suono che produceva quando veniva osservato dall’orbita: una vibrazione bassa, continua, come un respiro trattenuto troppo a lungo.
L'ultimo nome conosciuto di quell'ammasso roccioso era Neogorn. Gli appartenenti alla razza dominante erano noti come Maeliani.
Non era una razza pacifica. Né esteticamente gradevole, con quella corporatura scheletrica e la testa enorme che ciondolava di continuo avanti e indietro, suscitando la raccapricciante impressione che potesse staccarsi da un momento all'altro.
I Maeliani viaggiavano da tempo immemore ben oltre i limiti della propria galassia per invadere, saccheggiare, dominare, distruggere.
Rapivano organismi alieni, li riproducevano in laboratorio, li accoppiavano con un ricombinatore genetico.
Creavano nuove specie allo scopo di sfruttarle per aumentare il già enorme potere bellico a loro disposizione.
Negli ultimi duemila anni avevano eletto Neogorn come laboratorio della vita. L'ironia: in uno dei luoghi più inospitali dell'universo venivano poste le basi dell'evoluzione biologica.
La superficie di Neogorn era un mosaico irregolare. Non deserto, non foresta, non oceano. Blocchi di terreno scuro si alternavano a distese inorganiche pulsanti, come se il pianeta stesso fosse un corpo incompleto, mai del tutto finito, mai del tutto vivo o morto.
Fiumi di lava si mescolavano a laghi di acido solforico e altre sostanze di scarico provenienti dai laboratori, un'inottemperanza del rispetto delle regole di sicurezza sfruttata come opportunità.
L'aria, irrespirabile e letale anche per forme di vite batteriche, veniva quotidianamente contaminata con sostanza tossiche per aggravarne la pericolosità.
Quella era l'arena di sviluppo ideale per gli elementi promossi alla fase due.
L’atmosfera filtrava la luce della stella madre, Aurus, in tonalità spente, violacee, rendendo ogni ombra più profonda del necessario.
Mastodontiche cupole di vetro cristallizzato alte centinaia di metri davano forma a una struttura imponente quanto indispensabile, creando un reticolato cancrenoso.
Qui, su Neogorn, non si nasceva per caso.
Si veniva prodotti. Creati. Accettati o scartati. Infine usati. Sacrificati.
Le strutture di ricerca emergevano dal suolo come escrescenze artificiali innestate sul pianeta senza chiedere permesso. All’interno, file di camere di incubazione custodivano ciò che restava dell’idea di futuro della specie dominante. Organi, arti, viscere, fluidi corporei, feti, aborti.
Non figli, ma risultati. Non individui, ma tentativi.
Secoli. Millenni di ricerche, esperimenti, fallimenti.
L'ennesimo.
Il suo nome in codice era Moku665.
Il suo contenitore si aprì senza cerimoniali. Il fluido nutriente scivolò via attraverso i tubi di scarico, lasciando il piccolo corpo sgraziato esposto all’aria per la prima volta. Respirò. Tossì. Serrò quelle che sembravano essere mani in un gesto istintivo, come se stesse cercando qualcosa che non c’era.
Forse il tocco amorevole di una madre o di un padre.
Gli osservatori annotarono il dato.
«Reazione autonoma precoce.»
«Struttura muscolare stabile.»
«Parametri neurologici irregolari.»
Il termine “irregolare” non era un buon segno.
Cresceva più lentamente degli altri esemplari. Il suo corpo sembrava esitante, come se non fosse convinto di voler diventare ciò per cui era stato progettato.
Non urlava. Non cercava di colpire le pareti del recinto nel quale era rinchiuso. Osservava. Apprendeva. Sviluppava.
Questo era il suo errore più grave.
Gli altri soggetti superavano i test di forza distruggendo, piegando, spezzando. Anche se poi fallivano in quello finale.
Moku665 li affrontava restando in piedi, anche quando il terreno vibrava sotto di lui. Quando veniva colpito, non reagiva subito. Prima valutava. Poi, se necessario, si spostava di pochi millimetri.
«Mancanza di aggressività dominante.»
«Istinto predatorio insufficiente.»
«Fase due dell'arena esterna bocciata.»
Il verdetto iniziava a prendere forma.
Durante la prova finale, la stanza venne sigillata.
Il campo gravitazionale aumentò a scatti, come colpi di martello invisibili. Gli altri soggetti ringhiarono, caricarono, si lacerarono a vicenda pur di rimanere in piedi.
Moku665 cadde in ginocchio.
Le mani a terra. Il respiro irregolare. Il battito cardiaco sovraffaticato.
I sensori registrarono un picco anomalo nel sangue. Piastrine in aumento. Globuli rossi iperattivi. Reazioni vitali non catalogate.
«Potenziale instabile.»
«Rischio evolutivo non controllabile.»
«Peccato, sembrava promettere bene.»
Quando il test terminò, Moku665 era ancora vivo. Nonostante tutto.
Ma non importava.
«Scartato.»
La parola fu pronunciata ad alta voce, comparendo anche sullo schermo centrale, fredda e definitiva. Gli altri soggetti vennero assegnati a programmi di potenziamento. Per loro, forse, c'era ancora speranza. Ma avrebbero dovuto dimostrarlo.
A Moku665 spettava l’eliminazione differita.
Uno degli scienziati, Byorg, era un maeliano incaricato di valutare gli scarti meno peggiori. Rimase più a lungo davanti al monitor a studiare Moku665. Ne valutò mentalmente il potenziale latente.
In tempi recenti i Maeliani erano giunti alla conclusione che, anziché sprecare materiale prezioso incenerendolo sulla superficie di Aurus, avrebbero potuto inviare i campioni migliori su altri pianeti.
Alcuni si sarebbero potuti evolvere in maniera del tutto inaspettata. Ma non era un tentativo esente da rischi. In duecento anni di pratica sperimentale, molti campioni erano stati distrutti durante il viaggio.
Spesso le capsule di contenimento venivano risucchiate da qualche campo gravitazionale anomalo e finivano per disintegrarsi.
Chi atterrava incolume veniva predato dalle creature locali o dilaniato da agenti atmosferici avversi. Pochi erano sopravvissuti. E ancora meno avevano fatto ritorno al campo base potenziati e utili alla causa.
L'ammutinamento dell'esemplare Frag177, avvenuto un secolo prima, aveva convinto i Maeliani a includere nella capsula di viaggio una sfera prismatica. Grazie a essa non solo i Maeliani, ma anche tutti gli altri possessori della sfera, avrebbero potuto intercettare il segnale trasmesso e intervenire attivamente per punire i ribelli.
La dispersione dei campioni falliti creati su Neogorn era un esperimento nell'esperimento. Solo per vedere se e cosa si sarebbe sviluppato in un altro ambiente, interagendo con altre forme di vita.
Moku665 lo fissava.
Non implorava.
Non mostrava paura.
Solo attenzione.
Nemmeno quello riuscì a incrinare l’equilibrio mentale di Byorg.
Il protocollo venne rispettato in spietato silenzio. Nessuna empatia. Nessun ripensamento.
Prima un'iniezione di enzimi anatomici. L'aspetto originale avrebbe orripilato gli abitanti autoctoni.
Poi la preparazione della sfera prismatica con sopra incisa una mappa stellare e nella quale era installato il segnalatore boa.
Una capsula di espulsione venne riempita con il prezioso contenuto e deviata dalle sue coordinate preimpostare, la stella Aurus.
Byorg impostò la nuova traiettoria.
Un pianeta secondario.
Classe biologica compatibile.
Specie dominante non ostile alla morfologia del soggetto.
Forme di vita assoggettabili.
Terra.
Sistema solare.
Via Lattea.
Un viaggio lungo milioni di anni, se non fosse stata utilizzata la tecnologia del piegamento spaziotemporale.
Lo scienziato Byorg esitò un istante prima di chiudere il portello. Posò le tre dita della mano sinistra sul metallo freddo, come se potesse trasmettere qualcosa che i dati non contemplavano.
«Adattati. E non deluderci», mormorò, sapendo che nessuno lo avrebbe sentito.
La capsula venne espulsa.
Attraversò l’atmosfera di Neogorn come una scheggia luminosa. Per un attimo, sembrò una stella cadente. Poi scomparve nel buio.
All'interno di una delle cupole i sistemi ripresero a funzionare come se nulla fosse successo.
Uno scarto in meno.
Un errore teoricamente rimediabile.
Byorg continuò il proprio lavoro. Passò al soggetto successivo, il più avanzato: Moku666. La personificazione della distruzione, della morte, dell'estinzione.
Un obbligo crearlo. Un errore mortale lasciarlo vivere.
Prima suonò un allarme. Falla nella cripta di contenimento.
Poi un altro. Cedimento delle serrature di sicurezza.
Infine la consapevolezza. Nessuno avrebbe potuto imbrigliare quella spaventosa entità nata per estinguere la vita.
In tre ore Moku666 avrebbe fagocitato i dieci miliardi di Maeliani presenti su Neogorn, cancellandoli dai libri di storia cosmica.
In due giorni avrebbe assorbito Neogorn. In cinque avrebbe spento la stella Aurus. In una settimana avrebbe cancellato definitivamente il Sistema Aurus dalle mappe stellari.
Impossibile da contenere, da arrestare, da sconfiggere, da uccidere.
Iniziò a diffondersi come una nube tossica. Fino all'inspiegabile. Fino a quella reazione imprevista che avrebbe resi orgogliosi i Maeliani.
La materia iniziò a comprimersi sempre più, ammassando molecole su molecole e generando una figura antropomorfa più densa di un buco nero. Grottesca. Stomachevole. Repellente. Aberrante.
Restò immobile, a metà strada tra due pianeti, in attesa di qualcosa.
O di qualcuno.
Aveva smesso di essere Moku666.
Colui che non poteva nemmeno avere un nome, poiché nessuno sarebbe vissuto tanto a lungo da pronunciarlo, aprì gli occhi e per la prima volta si rese veramente conto della vastità dell'universo.
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Ormai lontano dal luogo dello sterminio, nello spazio profondo, Moku665 dormiva, continuando il proprio viaggio verso l'ignoto.
Inconsapevole.
Innocente.
Salvo.
E, per la prima volta, libero.
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