Chapter 15:

Capitolo 15 - TON proibiti

UNBФUND - Volume 1 (italian light novel)


Loki li trovò senza fretta.

I Kanzaki erano sugli spalti, ancora scossi dagli eventi precedenti. La morte di Marcus aveva infuso la sensazione che fosse solo il preludio di qualcosa di catastrofico. Quella sfida era stata solo accantonata in un angolo remoto della mente come si fa con le cose troppo grandi, troppo difficili da gestire.

Yuki stringeva le mani sulle ginocchia. Sakue parlava a bassa voce con Eizan. Axiom era poco distante, immobile, gli occhi coperti dagli occhiali neri.

Loki si sedette accanto a loro.

Nessuno lo sentì arrivare. Nessuno lo aveva previsto.

Il mondo dei Kanzaki si fermò.

Non ci fu luce, né suono. Solo una pressione improvvisa, come se l’aria si fosse fatta solida. I corpi dei Kanzaki si irrigidirono all’istante. Muscoli bloccati. Respiro corto. Occhi spalancati.

«Così con voi bloccati è più semplice conversare. Non sentirete dolore. Però, mi duole dirlo, morirete», disse Loki, senza tracce di emozioni nella propria voce.

Non alzò il tono. Non ne aveva bisogno.

Eizan cercò con tutte le proprie forze di raggiungere l'orologio che aveva al polso per premere un pulsante d'emergenza e richiamare l'attenzione di Axiom.

Ma non ci riuscì.


Il drenaggio della memoria iniziò subito.

Non era dolore fisico. Era peggio.
Pensieri strappati uno a uno, ricordi risucchiati come aria da un polmone bucato. Le immagini si sovrapponevano, si spezzavano. La mente che cercava di reagire, inutilmente.

Yuki fu la prima a cedere.

Le gambe le tremarono, poi il corpo si afflosciò. Cadde a terra senza un grido. Il sistema nervoso si era atrofizzato.

Seguirono Eizan e Sakue.

Axiom rilevò un'anomalia nei loro parametri vitali. Li rintracciò visivamente, ma ormai era troppo tardi.

Gaku lo vide. Vide Yuki, a terra.

Ebbe uno scatto d'ira e spiccò un balzo fino alle tribune.

Non capì subito cosa stesse vedendo. Vide solo Yuki immobile, gli occhi chiusi, il volto troppo pallido.

«Yuki!»

Loki sghignazzò, spavaldo.
Gaku gli si avventò contro.

Non fece oltre due passi.

Un muro invisibile lo colpì in pieno petto e lo schiantò a terra. Loki si voltò lentamente verso di lui, incuriosito.

«Ah. Tu sei il figlio adottato. Bene, mi hai risparmiato la fatica di venirti a cercare.»

Gaku cercò di rialzarsi, ringhiando, il corpo che reagiva prima della mente. Tentò di colpire. L’aria intorno a lui si solidificò di nuovo.

Era immobilizzato.

«Dieci TON?!», disse Loki, sorpreso.
«Come fa un ragazzino... Anzi, come fa un umano ad avere tutta questa potenza?! È fisicamente impossibile!»

Colto alla sprovvista, con un gesto impulsivo, Loki tralasciò il proprio dovere di assorbire la mente di Gaku e lo pugnalò al petto.


Gaku sentì qualcosa spezzarsi dentro. Non il corpo. Qualcosa di più profondo.
Il mondo si oscurò.

Il suo cuore smise di battere.

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«BASTA!»

La voce di Axiom attraversò l’arena come un colpo di tuono.

Per la prima volta, Loki esitò.

Axiom avanzò. Gli occhiali neri si frantumarono, cadendo a terra. La pelle del volto si aprì in linee nette, geometriche. Metallo sotto carne sintetica. Articolazioni che si sbloccavano. Sistemi che si risvegliavano.

«Modalità di contenimento disattivata», disse Axiom.
«Limitatori TON rimossi.»

L’aria tremò.

Centocinquanta TON.

Una cifra impossibile. Vietata. Proibita da ogni legge umana e non.

Loki sorrise.
«Oh, ma guarda... Un cyborg! Questa sì che è una sorpresa! Finalmente un po' di divertimento. Tuttavia... non sei minimamente al mio livello.»

Si scontrarono al centro dell’arena.
Non ci fu un vero combattimento. Solo urti che spezzavano il suolo, onde d’urto che facevano urlare il pubblico e frantumavano schermi e ringhiere.

Axiom colpì senza esitazione.

Il pugno scese con una forza che fece vibrare l’aria. Il pavimento si incrinò. Loki arretrò di mezzo passo. Solo mezzo.

Axiom aumentò la potenza, cambiò angolo, cercò precisione. Loki non schivava. Anticipava. Ogni movimento sembrava già previsto.

Poi Axiom si fermò.

Non per una presa.
Per volontà altrui.

La mano che stritolava il collo di Axiom aveva una potenza prodigiosa. Tentò di calcolarla, ma il sistema si arrestò poco prima di raggiungere le trecento TON.

Loki lo osservava, curioso. Axiom forzò i limiti, superò le soglie consentite. I valori salirono oltre il lecito. Oltre il possibile.

Centosessanta.

Centosettanta.

Duecento.

I circuiti cominciarono a surriscaldarsi.

Loki sorrise.

Il gesto fu rapido, quasi distratto. Un movimento secco.
La testa di Axiom si staccò dal corpo e cadde a terra con un rumore metallico.

Il corpo rimase in piedi per un istante.
Poi crollò.


Silenzio.

Loki fissò il corpo senza testa. Non poteva leggere la mente di un cyborg, pertanto si limitò a cercare il microprocessore centrale. Un sistema di sicurezza emise rapide scariche elettriche e distolsero Loki dall'iniziativa.

«Poco importa. Da qualche parte ci saranno i tuoi progetti di costruzione. Sayonara.»

Loki tornò da Gaku, disteso a terra. Era morto da poco, ma il drenaggio del pensiero avrebbe funzionato fino a un'ora dopo il decesso.

Ma non riuscì a leggergli la mente. Era come vuota, priva di memoria.

«Curioso», mormorò. «Visto il suo potere forse è anche lui un cyborg? È impossibile che un ragazzino possa raggiungere quel livello di TON. Ho capito, sei stato costruito, non adottato.»

Per un istante durato qualche secondo Loki ebbe giramento di testa. Si sentiva privo di forze. Da un taschino tirò fuori una pillola e la ingoiò.

Fatto questo inspirò e si rialzò.

Prelevò lo smartphone da una valigetta e compose un numero.
«Fatto», disse al telefono. «I dati sono miei. La KanTech ora non ha più segreti. Mi avvio subito all'aeroporto per iniziare il prima possibile il trasferimento.»

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Ogni schermo dell’arena si accese.

Ogni televisore. Ogni telefono. Ogni pannello pubblicitario, in ogni parte del mondo.

Friedrich Stahl apparve in mondovisione. Aveva uno sguardo allucinato, il colorito del viso febbricitante, le mani tremolanti dall'emozione.

Alle sue spalle simboli, bandiere, codici su schermi enormi che scorrevano come sangue digitale.

«Il mondo ha vissuto nell’illusione della pace, dell'uguaglianza, della tolleranza!», disse, con voce ferma, solenne.
«Da oggi, quell’illusione è finita! Spazzerò via tutto e ripristinerò i sogni di gloria dei miei antenati ariani!»

Pausa.

«Io dichiaro la nascita del Quarto Reich!»

Sorrise.

Scandì le parole lentamente, una per una.

«VOI.


TUTTI.

SARETE.

MIEI.

SCHIAVI!»

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L’arena esplose nel panico.

Urla. Gente che correva. Bambini che piangevano. Atleti che cercavano di fuggire.
Loki si allontanò senza fretta, inghiottito dal caos.

Il mondo era finito nel baratro più profondo.

E non c’era più modo di tornare indietro.